Indonesia

Komodo e Rinca

Stamattina, dopo aver fatto colazione, ci siamo preparati ed ora eccoci in attesa della nostra barca che ci farà da casa per i prossimi tre giorni nella esplorazione del parco di Komodo.

Eccola, ci appare in lontananza ma riconosciamo la sua sagoma. L'avevamo prenotata dall'Italia e successivamente visionata di persona nel porto di Luaban Bajo. Una grossa barca di legno con un castello centrale, al di sotto del quale c'è l'accesso al motore e la zona di manovra del comandante, che infatti piloterà in piedi con la testa sporgente dal ponte, da una zona a poppa con il bagnetto e la cucina dove il cuoco cucinerà per noi e da una zona a prua con il tavolo dove consumare i pasti a ridosso del castello, poi il classico prendi sole e poi la prua con la zona da dove veniva calata l'ancora. Durante la notte dal castello ad arrivare alla fine del prendi sole veniva chiusa da teloni a formare un'unica cabina dove dormivamo, su materassini e coperte di pile fornite dal comandante.

Eccola attraccare al pontile. Saliamo con i nostri bagagli ed iniziamo subito la nostra piccola crociera puntando la prua verso Rinca.


Rinca


Rispetto alla sorella Komodo, Rinca è più vicina ed anche molto diversa. Arriviamo abbastanza presto al molo dell'isola è lì ci attende una sorpresa notevole. All'inizio del pontile un drago si aggira curioso e dobbiamo aspettare l'intervento del ranger, che allontanerà l'animale, per poter sbarcare. Una volta pagata la tassa di ingresso al parco, ci spetta una camminata di un centinaio di metri su una radura piatta e desertica, senza un albero, che reca i segni di cicliche inondazioni, nel periodo delle piogge, che però qui sono più scarse che nel resto dell'arcipelago. Si arriva quindi al villaggio fatto di case tutte su palafitte e si può immaginare il perchè. E' molto ben organizzato, con le case degli abitanti intervallate dal bar, dal ristorante, dal negozio di souvenir. C'è poi la base dei ranger i quali sono lì in attesa dei turisti. Nella tassa di ingresso al parco è compreso anche un giro limitato dell'isola accompagnati da un ranger che fa da guida spiegando quello che si riesce a vedere e ad incontrare. Pagando un supplemento si fà un tour più ampio tra la vegetazione che nell'interno sembra più rigogliosa, intervallata però da radure assolate. Il nostro ranger ci mostra alberi secolari, tracce di erbivori ed escrementi di drago. Riusciamo a vedere un piccolino che sceso dall'albero dove si era rifugiato, per evitare di essere divorato da qualche esemplare adulto, si era immobilizzato al nostro passaggio, una decina di metri distante da noi. Poco più avanti, in un avvallamento del terreno ecco una femmina a difesa della propria tana, anch'essa immobile e guardinga. Poi per il resto della camminata più niente, se non qualche verso di bufali d'acqua in lontananza. Torniamo verso il villaggio e proprio sotto il ristorante ecco alcuni adulti. Sono abituati ovviamente alla presenza degli uomini ed i ranger sembrano conoscerli uno ad uno. Se ne stanno all'ombra, sotto la casa, probabilmente in attesa di qualche avanzo o scarto della cucina del ristorante, dall'aspetto infatti non mi sembrano molto schizzinosi. C'è da dire che i draghi di Rinca sono più piccoli di quelli di Komodo ma sono più facilmente visibili. A me sembrano un pò più grossi dei varani che avevo visto a Tioman l'anno prima però è uno spettacolo notevole anche se, a dire la verità, sembrano piuttosto addomesticati. Il ranger di turno li tiene però a bada sempre con il lungo bastone di dotazione, segno che qualche problema lo possono dare.

Torniamo verso l'ingresso al parco e quindi verso il pontile dove ci aspetta la nostra barca. Prossima destinazione Komodo, dove ci fermeremo a dormire in rada questa notte. Fortunatamente il tempo è bello ed il mare calmo per cui la traversata tra le due isole, che non è breve, è stata piacevole. In questo arcipelago sembra di essere più in Grecia che nei tropici. Le isole, infatti, sono montagnose con pochissimi alberi storti dall'azione dei venti, ma ricoperte da prati fitti come una coperta verde dalle mille sfumature. Ce ne sono tantissime e fanno da corollario al nostro passaggio, una diversa dall'altra e tutte disabitate, a parte quelle più grandi in cui si notano i piccoli villaggi protetti da profonde baie. Arriviamo nei pressi di Komodo a fine pomeriggio ed il capitano dirige la barca verso una piccola isola disabitata e rocciosa, con una folta vegetazione e fitti alberi. Ci fermiamo in un'ampia ansa e lì gettiamo l'ancora. Di fronte a noi un'altra isola, distante qualche chilometro, grossa, montagnosa e coperta di vegetazione. Stasera abbiamo un appuntamento con le flying foxes, le volpi volanti, grossi pipistrelli presenti qui sembra in un grande numero. Arrivano un altro paio di grosse barche che gettano l'ancora poco lontano da noi. Si sentono le voci dei passeggeri, certamente più numerosi di noi, che si perdono però nel silenzio assoluto del luogo. Il sole cala rapidamente con un bel tramonto all'orizzonte ed ecco che gli alberi proprio di fronte a noi sembrano animarsi. Siamo a qualche centinaia di metri e non si distingue la causa di questo tremolio, ma sembra come se una massa scura si fosse adagiata tra le fronde degli alberi e tremolasse alla brezza del mare. Poi improvvisamente, come seguendo un segnale preciso, ecco che la massa prende il volo. Sono le volpi volanti che da questa piccola isola che fà loro da rifugio e casa si spostano in quella più grande per andare a caccia di insetti, penso. Dapprima si alzano in volo solo qualche decina di esemplari, ma poi dietro tutti gli altri. In cielo formano uno stormo compatto ed allungato e tanto numeroso che in pratica sembra che le prime siano già arrivate quasi alla meta mentre le ultime si alzano in volo solo in questo momento. Formano come un ponte sospeso sul mare ad unire le due isole. Spettacolo molto suggestivo, illuminato come è dalla luce del tramonto. Le volpi spariscono ed anche gli ultimi sprazzi di luce. Il buio diventa veramente buio, nessuna luce al di fuori di quelle delle barche e addormentarsi è un lampo, nella porzione di prendisole chiusa da tutti i lati dal telone e sdraiati sui materassini in dotazione. Le coperte di pile sembrano un pò esagerate a prima vista, però nonostante la temperatura calda, la brezza marina e l'umidità ci consigliano di utilizzarle e la scelta sarà azzeccatissima.


Komodo


Sbarchiamo a Komodo. Dopo aver mostrato le ricevute di quanto già pagato a Rinca, arriviamo al villaggio, subito dopo il molo. La prima cosa che cerchiamo con lo sguardo è il ristorante ed infatti sotto, tra i pali della palafitta eccoli, i draghi di Komodo. Però abbiamo la nostra guida ed iniziamo il nostro mini giro dell'isola. Komodo è molto più grande di Rinca con una vegetazione molto più rigogliosa, una vera e propria jungla che ricopre tutta l'isola. Decisamente molto più bella di Rinca, per i miei gusti, molto più tropicale e selvaggia. Dal sentiero principale, che stiamo percorrendo, di dipanano ogni tanto altri sentieri che si inoltrano nel fitto della vegetazione, verso l'interno montagnoso. Lì, a detta della nostra guida, è il vero regno dei draghi, quelli inavvicinabile e pericolosi. Ci racconta anche che un paio di anni prima un gruppo di turisti fecero il tour più ampio e due di loro di perdettero, scomparendo per sempre, diventando prede per i grossi predatori. L'organizzazione e la gestione dei turisti è identica a Rinca ed anche le guide sono apparentemente molto giovani ma simpatiche. Questa volta non incontriamo nessun animale, nè tanto meno i draghi, ma la passeggiata risulta lo stesso essere molto piacevole ed interessante finita la quale eccoci nei pressi del villaggio. Poco distante un piccolo gruppetto di turisti fermi intenti a fotografare. Immaginiamo chi, visto che lì c'è il ristorante. Infatti sotto la costruzione in legno eccoli, più numerosi e soprattutto più grossi di quelli di Rinca. Uno in particolare, che sembra dominare gli altri, ha una stazza notevole. Ecco, questi sì assomigliano a quelli visti nei vari documentari in televisione. Quello grosso si guarda intorno e decide di spostarsi, forse infastidito da tutti noi e i suoi movimenti non sono così lenti come la mole darebbe da pensare, non corre ma dà l'impressione di poterlo fare agevolmente ed anche velocemente. I ranger sono però lì pronti con i loro bastoni e l'animale, arrivato alla base di un grosso albero, ci si sdraia placidamente con le grosse zampe artigliate completamente allargate.

La mattinata stà quasi per terminare e quindi ci avviamo verso la barca perchè abbiamo in programma lo snorkeling nel Manta Point, dove la mante vengono a pulirsi strofinandosi sul fondo e dove gli avvistamenti quindi di questi grossi esemplari sono numerosi, passando però prima vicino a Pink Beach, una bella spiaggia di sabbia rosa, che fà da contrasto all'azzurro del mare. Il tempo di un tuffo ed un giretto con maschera e pinne ed eccoci ripartire verso nord.

Il Manta Point in pratica è una grossa secca in mezzo al mare nella costa nord est di Komodo, una piattaforma un pò concava rocciosa e non ricoperta di coralli la cui profondità è di solo alcuni metri. Ci tuffiamo e ci guardiamo intorno, Una roccia quasi piatta con qualche corallo qui è là e branchi di pesci piccoli che nuotano velocemente, ma delle mante neanche l'ombra. A dire la verità l'ora migliore per vederle sarebbe o in prima mattinata oppure verso il tramonto, ma come la solito in questi casi gioca un ruolo decisivo la fortuna, quella che al momento sembra averci abbandonato. Decidiamo di sostare in zona e quindi il capitano getta l'ancora e ci prepariamo a pranzare con un occhio sui piatti ed uno sulla superficie del mare, aspettando di intravedere una piccola pinna solcare la superficie del mare. Passa mezz'ora, passa un'ora ma niente. Passa anche il periodo di digestione ma le mante sembrano essere tutte da un'altra parte. Proviamo a fare un ampio giro per ipoteticamente inseguirle ma niente. Alla fine, a fine pomeriggio dobbiamo farcene una ragione, questa volta le mante ci hanno fregato, ma la partita non sarà chiusa, ed avremo decisamente più successo in un'altro viaggio, in un'altra zone dell'Indonesia. Ci rimettiamo in moto verso il ritorno ma prima facciamo una sosta a Bidadari Island per un'altra sosta dedicata allo snorkeling. Deve essere un punto usuale di sosta dei vari tour che incrociano in questa zona perchè appena ci fermiamo e buttiamo l'ancora ecco che dal villaggio dell'isola partono alcune piroghe a remi che ci vengono incontro. Ognuna di queste piroghe ospita un uomo e i suoi souvenir, statuette di legno, braccialetti e collane. Ci affiancano, si fermano mostrando quello che vogliono venderci e conversando con il capitano. Non siamo l'unica barca in zona per cui queste piroghe girano senza sosta e lo faranno fino al momento della nostra partenza. Dopo aver fatto un bagno e gironzolato a vedere i fondali ecco il momento della partenza. Salutiamo le piroghe ed i loro occupanti e ci allontaniamo un poco dall'isola, dirigendoci verso quella vicina, dove gettiamo l'ancora in una ansa tranquilla. Ceniamo e ci prepariamo per la notte, che cala velocemente. Intorno a noi un paio di barche ed il silenzio del mare. La mattina ci svegliamo presto con un tempo molto brutto, minaccioso di pioggia. Salpiamo verso il ritorno, verso Seraya Island da dove eravamo partiti e dove trascorreremo qualche giorno in relax, un isola con una guesthouse abbastanza spartana, che si trova poco più a nord di Labuan Bajo, il cui aeroporto è meta obbligata per arrivare in questa parte dell'Indonesia. Inizia a piovere, una pioggia intensa, a tratti scrosciante, che però non ci dà fastidio più di tanto riparati come siamo sotto la nostra copertura. L'unica cosa è che con la pioggia si alza una specie di nebbia che ci avvolge completamente, facendo scendere la visibilità praticamente a zero. Meno male che il capitano sà il fatto suo e la traversata continua senza nessuna esitazione. A tratti passiamo vicino ad isole che sembrano solo delle ombre in mezzo al biancore del mare e del cielo, un tutt'uno che crea un'atmosfera irreale. Dopo un'oretta o forse qualcosa di più la pioggia cessa ed anche la nebbia si dissolve, rimangono le nuvole sopra le quali il sole cerca di fare capolino. Ormai siamo vicina al Seraya ed infatti ecco l'isola all'orizzonte. Ci avviciniamo lentamente fino ad arrivare all'altezza della barriera corallina che protegge l'isola tutto intorno. Qui la barca si ferma, troppo grande per proseguire senza incagliarsi sui coralli, ed useremo una canoa per arrivare al pontile. Carichiamo le nostre valigie sulla piccola imbarcazione, salutiamo e ringraziamo il capitano per la bella esperienza ed aiutati dal cuoco che ci fà da rematore sbarchiamo sull'isola.